3º Symposium del pomodoro: la Sicilia incontra la Turchia

Numeri da record per il 3° International Symposium on Tomato Genetics for Mediterranean Region tenutosi a Comiso (Rg). Tra tecnici, titolari di azienda e agronomi sono state rappresentate oltre 180 aziende del settore. Focus della giornata, organizzata dal mensile Agrisicilia, la trasformazione industriale del pomodoro, la ricerca scientifica e le prospettive commerciali del comparto del pomodoro, oltre alla presentazione della realtà orticola in Turchia, partner ufficiale dell’edizione 2019.

Dopo i saluti di apertura a cura del direttore del mensile Agrisicilia, Massimo Mirabella e da parte di Sebastiano Barone, direttore del Consorzio di Tutela Igp Pomodoro di Pachino e Domenico Romeo, Console onorario della Turchia,  i lavori hanno avuto inizio con la tavola rotonda “L’industria di trasformazione del pomodoro in  Sicilia e le prospettive del territorio siciliano”. Bonaventura Giuliano, di Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) ha introdotto l’argomento riportando i numeri del comparto. La trasformazione del pomodoro, rappresenta  un’eccellenza dell’industria agroalimentare italiana con 4,8 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato nel 2019 per una superficie   coltivata di 64.500 ettari. L’Italia rappresenta il 13% della produzione mondiale e circa il 50% del trasformato europeo. Vi operano circa 115 aziende industriali, che impiegano 10mila  lavoratori e circa 25mila stagionali per un fatturato complessivo di 3,3 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi derivanti dall’export. L’export è diretto per il 68 per cento in Europa, il 10 per cento è destinato all’Asia, il 9 per cento va in America, il 9 per cento in Africa ed il 4 per cento in Oceania. 

Nonostante i numeri del comparto, la trasformazione del pomodorino (definito pomodoro intero non pelato) nel 2019 ha raggiunto appena l’1,50%. Eppure, potrebbe essere un’opportunità. Lo conferma Francesco De Sio, della Stazione sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari di Parma (sezione di Angri). Partendo, infatti, da un prodotto tradizionale, è necessaria una concentrazione di circa il 50%; con un ciliegino, invece, già naturalmente, si è spesso entro i parametri di legge. Infatti, passata di pomodoro è quella ottenuta per spremitura del pomodoro fresco con parziale eliminazione dell’acqua in modo da avere un residuo ottico rifrattometrico compreso tra 5 e 12 gradi Brix. «Il pomodorino – ha detto De Sio – ha un gusto caratteristico, gradevole al palato e valori di solidi solubili totali tra 5,5 e 7,5 °brix, ben al di sopra del 4,5 del pomodoro tondo. Per la produzione della passata e della salsa, si raggiunge almeno la soglia di 8”.

Il quadro è stato completato da un’esperienza già avviata, quella dell’imprenditore ennese Francesco Pecorino, di Gustibus Alimentari. Pecorino ha confermato che il settore è in forte crescita, soprattutto per le richieste dall’estero ed ha auspicato che, anche in Sicilia, si determini un cambiamento culturale che possa orientare verso la trasformazione industriale del pomodoro. La Gustibus Alimentari produce sughi pronti con prodotti siciliani per differenziarsi dai colossi del pomodoro e “personalizza” la ricetta. Rifornisce, infatti, la gdo italiana rispondendo alle richieste dei committenti. “Quando si pensa all’Italia, continua Pecorino, l’idea va al saper fare ed ogni regione ha un modo di fare diverso. Proprio questa diversificazione rappresenta la ricchezza che consente di evitare la concorrenza”. L’azienda si sviluppa su 35 mila metri quadrati in tre lotti di cui 15 mila coperti, con annessi 80 ettari di terreno coltivato a pomodoro, la base dei loro sughi e conserve. La Gustibus Alimentari conta 60 dipendenti che quasi raddoppiano nel periodo estivo della raccolta. Il pomodoro viene trasformato e lavorato in loco entro otto ore dalla raccolta, producendo fino a 25 mila pezzi l’ora. Per il 2020 saranno lanciati sughi pronti in doypack e una linea di sughi pronti da banco frigo. Tutti concordano che nell’importanza di replicare e moltiplicare  eventi come il simposio, dove si mettono in luce opportunità e problematiche del settore, soprattutto al Sud. Dopo aver partecipato al dibattito e aver introdotto i partecipanti nell’argomento, è stata la volta della delegazione turca composta da Aydin Atasayar, direttore del “Reasearch and Development Department”, Ad-Rossen Tarim AS  e Kamil Yelboğa, segretario generale del Fide Üreticileri Alt Birliği. 

“L’agricoltura in Turchia fa registrare 7 miliardi di Euro, contando su una superficie di 38 milioni di ettari di terreno, comincia Aydin Atasayar”. In particolare, l’industria sementiera, primo anello della filiera, coinvolge 850 tra produttori e commercianti, specializzati principalmente nel comparto cerealicolo, seguito da quello delle piante ortive con 230 aziende. Fatto un quadro generale, si è passati allo specifico. Per quanto riguarda i semi di pomodoro, nel 2018 le importazioni dall’Italia hanno comportato un costo di circa 320mila euro, mentre le esportazioni nel nostro paese hanno inciso per poco meno di 75mila euro. Più in generale, per la Turchia, invece, le esportazioni relative alle sementi di pomodoro hanno rappresentato ben 5 milioni di euro.

“Una delle attuali sfide e preoccupazioni in tutte le aree di produzione del pomodoro è il ToBRFV, continua Atasayar, un tobamovirus rinvenuto per la prima volta nel 2014 in Israele”. ToBRFV è un virus altamente virulento e molto aggressivo, può causare severe infezioni su pomodori rendendoli non commerciabili. Si trasmette con estrema velocità per via meccanica, da una pianta all’altra, attraverso gli operatori, i bombi e persino solo con il contatto tra le radici. Dal punto di vista dell’azienda sementiera, il problema è che al momento, non si ha certezza della fase in cui avviene l’infezione. 

È spettato a Kamil Yelboğa, segretario generale Fide Üreticileri Alt Birliği, la maggiore organizzazione di vivaisti turchi, presentare l’industria dei vivai, un settore in continua crescita in Turchia. L’attività conta una produzione totale oltre i 30milioni di tonnellate di ortaggi che è supportato da un’intensa attività vivaistica. La più grande associazione di vivaisti turca è la Fidebirlik con 151 membri, che ogni anno vede aumentare il numero di associati e, quindi, di produzione. In particolare, anche le richieste di piante innestate sono in crescita, con un fatturato nel 2019 di 200milioni di euro. Oggi  il settore impiega 1000 agronomi e 10mila lavoratori e un altissimo numero di donne. Infatti, per ciò che riguarda la produzione, il 46 per cento è rappresentato dal pomodoro fresco e il 54 per cento è destinato alla trasformazione industriale, un settore che adotta, per il 90 per cento, manodopera femminile.

La sessione pomeridiana dei lavori, moderata da Biagio Di Mauro, responsabile dell’Ispettorato per l’Agricoltura di Caltanissetta, ha trattato i temi delle colture in aeroponica, con la presentazione di Antonio Giovino e Giovanni Gugliuzza, del Crea di Bagheria. È stato presentato il progetto INTESA, avviato in via sperimentale in provincia di Ragusa, con la collaborazione di Svimed. Si è acceso un dibatti tra i fautori e chi lo considera ancora poco vantaggioso. Ma si è ancora nelle fasi iniziali e bisogna attendere per avere delle valutazioni scientifiche che permettano di determinarne le reali opportunità. L’obiettivo specifico è quello di mettere a punto un modello di produzione di colture protette in areoponica che possa essere trasferito alle realtà orticole siciliane e tunisine. 

Infine, Gianluca Caruso, docente del Dipartimento di Agraria Federico II di Napoli, ha presentato gli studi sull’applicazione di microrganismi utili su pomodoro plum, in particolare sono stati valutati gli effetti dei funghi micorrizici arbuscolari (AMF) sulla produzione, nonché sugli indicatori di qualità, composizione chimica e proprietà antiossidanti dei frutti di pomodoro “plum”, coltivato in ambiente mediterraneo in condizioni di salinità dei suoli indotta dalla somministrazione di soluzioni nutritive bilanciate. 

Per Agrisicilia è importante rimanere vicino al territorio e rinnovarne il legame e, per questo, al convegno hanno partecipato anche un gruppo di studenti dell’Istituto professionale Agrario Grimaldi di Modica, che hanno interagito e dialogato proficuamente con i relatori. Un’altra scuola di Comiso, l’Istituto paritario Bufalino (CERM), ha organizzato un coking show e curato il welcome coffee del mattino.